In questo spazio intendo condividere alcune considerazioni personali riguardanti il mio pensiero musicale.

Ho voluto aprire il mio sito web con una frase di John Coltrane che ora riporterò per intero:

“Non c’è mai una fine. Ci sono sempre nuovi suoni da immaginare, nuove sensazioni. E c’è sempre la necessità di purificare questi suoni e queste sensazioni per vedere allo stato puro cosa abbiamo scoperto. Così possiamo capire in modo sempre più chiaro chi siamo”.

Suonare o ascoltare musica permette un’ esplorazione ed una ricerca interiore che aiuta a scoprire se stessi e a confrontarsi con gli altri. Per fare questo c’è bisogno di uno studio continuo e di molta concentrazione, non solo per la pratica musicale, ma soprattutto per tenere pulita la propria integrità artistica, senza farsi condizionare dai mezzi di comunicazione, social, televisione e dai grandi manovratori di idee. Più riusciremo a mantenere una libertà di pensiero, più la rappresentazione musicale sarà pura.
Questa mia idea si collega ad un’altra cosa che ho letto e che condivido pienamente.
Nelle note di copertina del cd “Identità” del batterista marchigiano Massimo Manzi si legge infatti:

“…esigenza di capire bene chi siamo per non accettare passivamente  le mille spinte che ci provengono dall’esterno. Spinte che vorrebbero trasformarci in quello che in realtà non siamo”.

 

Ho frequentato per parecchi anni i “Laboratori Permanenti di Ricerca Musicale” presso la Fondazione Siena Jazz tenuti dal pianista e compositore Stefano Battaglia, una persona che stimo molto sia artisticamente che umanamente. Cito alcuni passi di una sua intervista:

  “Passo molto tempo ogni giorno sullo strumento.
E’ una necessità, il mio nutrimento, il momento sacro
del lavoro, il privilegio quotidiano. L’idea dell’artista che attende
l’ispirazione con la testa tra le mani è pura follia. Il lavoro è la base
di tutto ciò che ha qualità ed è fondamentale un impegno continuo.”

 

Infine, voglio ringraziare due grandi musicisti che mi hanno insegnato l’arte della batteria: Giulio Capiozzo e Christian Meyer.